L’altro giorno ho acquistato un pianoforte. Quando ero giovane ho sognato di mettere due pianoforti a coda nella stanza dove studiavo e facevo le lezioni. Si è realizzato quando avevo trent’anni circa. Da allora ho cambiato il pianoforte varie volte. Poi alla fine ho acquistato il pianoforte lo Steinway che era proprio il mio desiderio. Il pianoforte che stava accanto allo Steinway da allora non è stato molto suonato tranne quando suonavano i miei studenti. Era un pianoforte che mi è piaciuto il quale ho preso più di cinquant’anni fa. Aveva un suono brillante con le tastiere leggere. In un certo senso era un buon strumento. Ma in questi anni si vedeva fatica di suonare forse per la sua età.
Poi mi è caduta questa occasione di acquistare un altro pianoforte. Ho deciso di prendere quello lasciando il vecchio che stava più di 50 anni con me. Per fortuna questo vecchio pianoforte doveva essere accolti da un giovane bravo pianista che abita vicino a casa mia. Lui lo prende con molto piacere. Era un pianoforte con quale abbiamo condividere le difficoltà insieme per tantissimi anni. Mi ha accompagnato ad ogni recital che facevo tante volte nei primi vent’anni. Il giorno prima della sua partenza l’ho suonato con calma per salutarci. Il momento di uscire dalla finestra il pianoforte che sollevato con una gru squillava di improvviso con tutte le sue corde.
Lo strumento cioè il pianoforte è una cosa vivente davvero. Ho capito che loro hanno l’anima. Allo stesso tempo mi è venuto un pensiero di scusarmi.
Invece il pianoforte e che è venuto da me si sta addormentando ancora. Ma qualche volta mi fa vedere la faccia birichina. Probabilmente lui cresce qui in modo suo. Così anch’io che devo farlo crescere mi sento ringiovanita. Tra di noi i cuori non si uniscono ancora.
Ho pensiero sul pianoforte che è partito ad un pianista gentile sperando che anche lì faccia la musica con i suoni intrecciati con il suo cuore aperto come quando stava con me.