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Sotto la comodità

Sotto la comodità

Il mondo sta cambiando sempre di più.
La comodità è ricercata in ogni aspetto della vita e spesso si usa la parole “Jitan” che significa “poco tempo” per libera un po’ di tempo libero.
Siccome mi unisco già alle fila degli anziani, prima di contentarmi per recuperare il tempo con la comodità viene una frustrazione per non riuscire a stare al passo con i cambiamenti.

L’altro giorno ho rimesso l’aria condizionata della stanza di pianoforte perché quella di prima è stata guasta.  La stanza dove ci sono i pianoforti bisogna avere una giusta temperatura e una giusta umidità.  Nell’inverno come adesso tengo la temperatura di 22 gradi con l’umidità 53%.  Questa è un ambiente ideale per lo strumento.
Mi hanno consigliato una che è stata sviluppata quest’anno la capacità di avere una certa umidità automaticamente con l’aria calda.  Metto sempre un umidificatore insieme perché quando viene l’aria calda l’umidità aumenta.  Per controllare l’umidità con l’aria condizionata e l’umidificatore non era facile.  Così dopo una riflessione ho deciso di prendere quello nuovo sperando della capacità di controllare l’umidità.  Invece, questa decisione è stato un sbaglio.
Dopo un giorno ho visto che l’umidità non arriva più di 50%.  Era troppo secco per lo strumento.  Ho cercato di cambiare la impostazione della umidità per 55%.  Ma non sono riuscita perché questa impostazione con il limite di 50% era già fissato nella macchina ed era incancellabile.  Il loro motivo è che la umidità di 50% sia più adatta per gli uomini.  Dice che sotto questa umidità uno non prende l’influenza.  Pensavo da prospettiva centrata sullo strumento ma loro pensavano certamente quella sulle persone.
Finché uso questo non supera mai l’umidità più di 50%.  Con riluttanza mi è costretto ad usare l’umidificatore insieme.  Ed è diventato più complicato di prima a controllare tutto.  Il servizio nuovo che doveva essere comodo ma per me era scomodo.  Ero pienamente consapevoli dell’inconveniente.

Sia il computer che il cellulare mi è diventato difficile a digitare sulla tastiera in modo accurato.  Così ho imparato a digitare a voce.  È una cosa comodissima perché si scrive facilmente sia in italiano che in inglese.  M’ha fatto molto piacere perché si scrive correttamente anche se non ero sicura di ortografico.
Invece recentemente e mi sento una scomodità anche qui.  Spesso non scrive quello che dico io forse perché ha messo dentro un po’ di l’intelligenza artificiale.  Dopo la frase che ho parlato viene una frase strana, la fine della frase cambia al tono colloquiale informale, e nel peggiore dei casi, distorcono completamente il significato di ciò che scrivono.  Alla fine riscrivo io con l’umore spiacevole.

Provo disagio in qualcosa che dovrebbe essere comodo.  E quello che più sofferente per me è che mi viene negata la libertà. Non posso manovrare la macchina liberamente per la impostazione giusta.  Non posso fare scrivere quello che dico io giustamente.  Mi sento handicappato come un uccello a cui sono state strappate le ali.  A causa di questa ricerca di comodità e risparmio del tempo, dietro le quinte i gusti e le esigenze delle persone vengono standardizzati e le persone credono che ciò sia corretto.  Secondo me questo fenomeno toglie la libertà alle persone.

Che tempi difficili in cui viviamo.  Mi lamento così perché sono una vecchia abbandonata dai tempi?   No, non è così.  È perché voglio essere più naturale e libera.