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Un monologo dopo cinquant’anni di attività concertistica   “un rispetto”

Un monologo dopo cinquant’anni di attività concertistica “un rispetto”

Nella attività concertistica in cui stavo lottando e anche assaporando la gioia come mi battevo con i mulini a vento, qualche volta ho ricevuto una compensa.  Era  “un rispetto”  inaspettato offerto dagli altri.  Dovunque andavo la gente mi ha offerto un grande rispetto che sembrava troppo per me.  Per la prima volta la sorpresa è stata quando ero una ragazzina di scuola superiore e allora non ero ancora neanche una pianista in erba.  Appena sono stata premiata al concorso nazionale gli insegnanti in scuola hanno cambiato il loro atteggiamento.  Parlava a me non per una studentessa ma per una adulta.  Mi dicevano  “non c’è bisogno di venire alla classe di ginnastica, tratta le mani con cura, lascia stare l’esame —“.  Solo che ero una studentessa banale e non avevo mai pensato che ero una persona speciale.

Quando ho cominciato lo studio più profondo in Europa sentivo sempre di più il fatto che in Europa un artista sia un personaggio speciale e loro mestiere veniva considerato con una dignità più grande degli altri.  Dovunque andavo la gente mi ha accolto con la massima cura e con un rispetto.
Questa accoglienza di apprezzamento e di incoraggiamento non è stata su di me di persona ma a chi che stava camminando la strada per una pianista.  In aggiunta a quanto detto era un rispetto che non può essere altro che per l’arte.

Valeva molto quello che mi ha portato il rispetto.  Una gioia più grande che ho avuto tramite il rispetto erano tanti incontri con le persone grandi di altro campo.  Erano gli artisti e gli studiosi come i letterati, i teologhi, gli architetti, i pittori e c’erano anche i medici ed i docenti.  Ognuno di noi avevamo un rispetto reciprocamente come un professionista di propria mestiere e abbiamo parlato sempre dal punto di vista rispettivo.
La cosa strana era che ogni discorso con loro aveva lo stesso svolgimento che ci faceva eccitare tanto.  Essendo un altro campo non ci dovevano essere le cose comuni invece abbiamo trovato gli stessi sentimenti, gli stessi procedimenti e lo stesso metodo per tentativi.  Mi sembrava di vedere insieme la stessa panorama  alla cima della montagna dopo avere salito le diverse strade.  E questa mia impressione dimostrava che quando continuo scavare un pozzo profondo un giorno arrivo all’acqua pura e che quest’acqua è legata con tutti i fondi degli altri pozzi che scavano gli altri come un gambo sotterraneo.
È l’acqua della verità.

Quanto hanno arricchito la mia vita questi vari incontri.  È un dono bellissimo che mi ha portato il corso di questi cinquant’anni.